Prima stesura amnistia Togliatti

L’amnistia Togliatti e quella pacificazione che cancella le colpe del fascismo (serie: #GladioFiles)

“Pacificazione nazionale”: è questa la parola chiave che sostituisce la defascistizzazione, sul fronte interno, negli ultimi anni del Regno. Un passaggio attuato attraverso il “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati comuni, politici e militari”: è la cosiddetta “amnistia Togliatti”, emanata il 22 giugno 1946, con cui il governo De Gasperi I – che segue i governi Bonomi III (giugno 1944- giugno 1945) e Parri (giugno-dicembre 1945) – condona i reati comuni e politici commessi sul territorio italiano fino al precedente 18 giugno. A proporre il decreto è il segretario del Partito Comunista Palmiro Togliatti, che nell’esecutivo De Gasperi è ministro di Grazia e Giustizia.
Le critiche sono molteplici: tra i reati condonati rientrano infatti il concorso in omicidio e la collaborazione con il nemico: lo stupro di gruppo ai danni delle partigiane viene derubricato a semplice “offesa al pudore e all’onore”.

Immagini olocausto con documento desecretato

Nel fallito “maxiprocesso” al fascismo il germe della strategia della tensione? (serie: #GladioFiles)

Del “maxiprocesso al fascismo” non rimane che l’intenzione.
Nei propositi degli Alleati, doveva essere un secondo processo di Norimberga [ilPost | StoriaXXISecolo] dopo quello tenuto contro il regime nazista tra novembre 1945 e ottobre 1946[1] e soprattutto contro il “meccanismo del terrore” del Reich: oltre 400 stragi – circa 15.000 le vittime – portato avanti contro partigiani italiani e popolazioni civili tra il 1943 ed il 1945.
La “Norimberga italiana” non verrà mai celebrata: senza nessuna spiegazione l’idea di un singolo, grande, processo al regime fascista viene smembrata e trasformata in una serie di processi minori che, perseguendo il principio del “colpire in alto e indulgere in basso”, avranno un impatto completamente diverso sulla stessa defascistizzazione della futura Repubblica Italiana.