uranio impoverito, Difesa nega l'utilizzo

Uranio impoverito, se lo Stato italiano fa guerra ai suoi stessi militari (Serie: #UnredactedFiles)

366 morti e oltre 7.500 malati in circa 20 anni[1]: morire di uranio impoverito perché gestito senza le dovute precauzioni. È una parte, oggi di dominio pubblico ma poco reclamizzata, delle missioni militari italiane in Bosnia, Kosovo e Iraq. Missioni in cui mentre ai soldati statunitensi vengono fornite tute contro attacchi nucleari, batteriologici e chimici (“Nbc”, in gergo), le direttive per il contingente italiano si concentrano sul lavarsi spesso le mani. D’altronde nel 1999 è la stessa Nato a dichiarare che l’uranio impoverito ha un livello di radioattività «non superiore a quello di un orologio»[2]. Le morti, le denunce, i dati raccolti in questi anni raccontano una storia decisamente diversa. Una storia in cui gli alti vertici dello Stato italiano ricoprono sempre più il ruolo di imputati.

Immagine rifiuti tossici per armi

“Rifiuti tossici x armi”, quando l’Italia diventa trafficante di Stato

Sversare e denaro: sono i termini di un accordo criminale che per almeno vent’anni – tra gli anni Settanta e gli anni Novanta – l’Italia ha firmato con regimi non democratici, Paesi poveri o in via di sviluppo su vecchie carrette inabissate e camion caricati a veleni. Accordi che investono l’Africa e l’America Latina, l’Europa dell’est e il sud Italia, in cui muoiono di cancro le popolazioni e di pallottole i giornalisti che provano a raccontare. Accordi firmati da mafie e logge massoniche, imprenditori e istituzioni. Il tutto a partire da quel “disastro di Seveso” che trasforma l’Italia in un trafficante di Stato.

petrolio basilicata

Tangentopoli petrolifera

Danni all’ambiente, omicidi, malformazioni genetiche, traffici internazionali, tangenti e Potere: sono le parole chiave del Potere del petrolio in Italia, nato ancor prima della Repubblica italiana stessa e sviluppatosi come potere parallelo e alternativo alle istituzioni democratiche, tanto da arrivare ad un passo dal trasformare l’Italia in un giocatore indipendente dai blocchi della Guerra fredda.
Una vera e propria Consorteria petrolifera che, dal 1924 ad oggi, ha comprato leggi e partiti, che manipola l’opinione pubblica arrivando persino ad eliminare giornalisti e cittadini scomodi tra comitati d’affari e uomini liberi, aerei esplosi in volo e omicidi mascherati sotto altre cause. È, questa, la storia dell’oligarchia petrolifera italiana, la storia di una tangentopoli petrolifera nata con l’omicidio di Giacomo Matteotti e ancora oggi non conclusa.