Benito Mussolini e Pietro Badoglio

Principio di continuità, l’Italia dei fascisti “ripuliti” dall’antifascismo (serie: #GladioFiles)

Ucciso Mussolini, l’Italia del Comitato di Liberazione Nazionale ha un nuovo nemico da abbattere: i Savoia. Nonostante la partecipazione all’arresto del Duce, la famiglia reale è individuata come simbolo massimo della consegna dell’Italia al regime. Per questo Vittorio Emanuele III deve andarsene: ne sono convinti gli antifascisti italiani così come gli Stati Uniti. Ad appoggiare la Corona italiana, ora, c’è solo la Gran Bretagna.

caduta Mussolini - prima pagina Popolo d'Italia

25 luglio 1943: golpe al fascismo di una futura Repubblica anticomunista (serie: #GladioFiles)

Doveva essere una Norimberga italiana contro il Ventennio degli italiani brava gente, ma il maxiprocesso al fascismo si trasforma, dalla fine della Seconda guerra mondiale, in processi ai singoli membri del regime, fino a costituire un vero e proprio processo di rimozione, favorito dal nuovo assetto geopolitico internazionale in cui alla minaccia (neo)fascista viene sostituito l’anticomunismo. Un processo di rimozione che semina i germi della strategia della tensione

Odg Grandi: un golpe (burocratico) contro Mussolini?

Ordine del giorno Grandi”: è così che si chiama il documento che pone fine al potere del fascismo in Italia [videoricostruzione RaiScuola]. Di fatto è un colpo di Stato burocratico, mosso dall’interno del Gran Consiglio del fascismo[1] nella sua ultima riunione, il 25 luglio 1943 a Palazzo Venezia, Roma. Dopo 10 ore di riunione Benito Mussolini viene così destituito dal vertice del regime – e di conseguenza del Potere – fascista.

Davide Cervia, ritagli di giornale

Davide Cervia

Chi ha rapito Davide Cervia? Chi ha ottenuto, con la violenza, le competenze di un uomo che, a 30 anni, è considerato il massimo esperto europeo di guerra elettronica? Perché, dal 1990 ad oggi, lo Stato italiano non si è attivato per riportarlo a casa – dove lascia una moglie e due figli – né ha mai fatto chiarezza dell’accaduto, lasciando che ancora oggi nel “caso Cervia” si possa parlare solo di ipotesi di Verità?

uranio impoverito, Difesa nega l'utilizzo

Uranio impoverito, se lo Stato italiano fa guerra ai suoi stessi militari (Serie: #UnredactedFiles)

366 morti e oltre 7.500 malati in circa 20 anni[1]: morire di uranio impoverito perché gestito senza le dovute precauzioni. È una parte, oggi di dominio pubblico ma poco reclamizzata, delle missioni militari italiane in Bosnia, Kosovo e Iraq. Missioni in cui mentre ai soldati statunitensi vengono fornite tute contro attacchi nucleari, batteriologici e chimici (“Nbc”, in gergo), le direttive per il contingente italiano si concentrano sul lavarsi spesso le mani. D’altronde nel 1999 è la stessa Nato a dichiarare che l’uranio impoverito ha un livello di radioattività «non superiore a quello di un orologio»[2]. Le morti, le denunce, i dati raccolti in questi anni raccontano una storia decisamente diversa. Una storia in cui gli alti vertici dello Stato italiano ricoprono sempre più il ruolo di imputati.

Armi d’Italia (3) – tra guerre e repressione, geopolitica dell’ItaliaComplice

Armi d’Italia (3) – tra guerre e repressione, geopolitica dell’#ItaliaComplice

-53,78%: è la diminuzione percentuale delle “Autorizzazioni per movimentazioni di materiali di armamento” concesse per l’esportazione di armi italiane tra il 2017 e il 2018, anno in cui la vendita…
Armi d’Italia (2) – il futuro italiano in mano alla Difesa?

Armi d’Italia (2) – il futuro italiano in mano alla Difesa?

Ogni giorno, nel 2018, l’Italia ha investito 68 milioni di euro in spese militari (25 miliardi totali) e ricavato poco più di 14,2 milioni dall’export di armi (5,2 miliardi totali). In termini percentuali l’investimento militare è aumentato del 3% tra il 2017 ed il 2018 (+88% in dieci anni), mentre è dimezzata (-53,78%) il valore delle “Autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento” (5,246 miliardi il valore complessivo). Una diminuzione che dal punto di vista politico permette all’Italia che «ripudia la guerra» di armare tanto regimi non democratici come l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi o la Turchia di Recep Tayyp Erdogan quanto di partecipare, con le proprie armi, ai principali conflitti oggi aperti nel mondo, come le guerre in Libia e Yemen.

Armi d’Italia (1): compendio biografico non autorizzato

Armi d’Italia (1) – compendio biografico non autorizzato

Produrre armi sottraendo denaro (pubblico) destinato allo sviluppo economico dell’intero sistema industriale italiano: una scelta politica strategica con cui all’industria armiera italiana[1] – composta da meno di 2.500 aziende, con meno di 100.000 addetti e un peso dello 0,8% sul Pil nazionale[2] – sono destinati i tre quarti del budget necessario allo sviluppo dell’intero sistema industriale italiano, che per le sole piccole e medie imprese (92% del totale) registra 5,3 milioni di aziende, 15 milioni di addetti e, nel 2017, un fatturato di 2.000 miliardi di euro.
Una scelta che porta a spendere 500.000 euro l’ora in armamenti (2,5 milioni per le forze armate) e grazie alla quale il settore pubblico è usato per assorbire il rischio d’impresa, privato, dell’industria delle armi. Assicurandone profitti e Potere.

Immagine rifiuti tossici per armi

“Rifiuti tossici x armi”, quando l’Italia diventa trafficante di Stato

Sversare  rifiuti tossici in cambio di armi  e denaro: sono i termini di un accordo criminale che per almeno vent’anni – tra gli anni Settanta e gli anni Novanta – l’Italia ha firmato con regimi non democratici, Paesi poveri o in via di sviluppo su vecchie  carrette inabissate e camion caricati a veleni . Accordi che investono l’Africa e l’America Latina, l’Europa dell’est e il sud Italia, in cui muoiono di cancro le popolazioni e di pallottole i giornalisti che provano a raccontare. Accordi firmati da mafie e logge massoniche, imprenditori e istituzioni. Il tutto a partire da quel “disastro di Seveso” che  trasforma l’Italia in un trafficante di Stato .