L'”anomalia” Ferruccio Parri nell’Italia dei regimi (serie: #GladioFiles)

By | Maggio 16, 2020
Ferruccio Parri, foto segnaletica

Nel 1945 l’Italia vive due storie parallele: da un lato la marcia verso nord degli Alleati, con la liberazione di Milano, Genova e Torino tra il 23 e 25 aprile; dall’altro la mancata – e ormai abortita – defascistizzazione della burocrazia, con funzionari del vecchio regime “travasati” nell’amministrazione post-fascista, anche in ruoli di particolare rilievo: Pietro Badoglio, Mario Roatta, Giuseppe Pieche e Lorenzo Maroni sono in tal senso casi più che emblematici.

1945: fine della pregiudiziale antifascista nel Cln

Storie che sfociano nella crisi del governo Bonomi III, costretto alle dimissioni il 21 giugno. È il momento in cui i nodi ciellenisti vengono al pettine: mentre i ciellenisti del Nord accusano quelli di Roma di avere una linea eccessivamente compromissoria nei confronti degli (ex) fascisti, tanto da aver tradito i valori della Costituzione, una frangia del Comitato di Liberazione, aggregatasi intorno al leader socialista Pietro Nenni, denuncia l’inutilità del processo epurativo che non ha mai sfiorato i veri criminali, ad iniziare dal maresciallo Badoglio – primo presidente del Consiglio post-regime tra il 1943 ed il 1945 – dal re e da quel blocco di potere liberale che nel 1922 invoca Benito Mussolini come l’uomo forte contro il biennio rosso. Nel 1972 così racconta Armando Zanetti, segretario generale del Movimento nazionalista – in seguito liberale – a Sergio Zavoli per la trasmissione Rai “Nascita di una dittatura”:

Giolitti, Orlando, Salandra, eran degli uomini politici di prim’ordine che furono sorpresi da un modo nuovo di condurre la lotta politica. La violenza non era stato strumento di politica in Italia fino allora. Essi credettero in un primo momento, presi tra la violenza comunista e quella fascista, di potersi barcamenare e servirsi della irruenza fascista per temperare il comunismo e non si rendevano conto del nemico che per così dire allevavano in seno

Il dopo Bonomi è un gioco di veti incrociati: Londra boccia la candidatura del conte Sforza, inviso fin dai tempi dell’Alto Commissariato, così come un eventuale governo Nenni è bloccato sia dalla Democrazia Cristiana – impaurita da un esecutivo troppo spostato a sinistra – che dal Partito Comunista, che teme la concorrenza dei socialisti come partito-guida della sinistra italiana. Mentre Togliatti ordina ai comunisti di non votare Nenni, vengono scartate anche le ipotesi di un “governo di mezzadria” guidato da Alcide De Gasperi, con il leader socialista come vice, sia l’idea di un governo “paritario” De Gasperi-Nenni.
Tra veti e polemiche, il nuovo presidente del consiglio viene individuato nel «signor partigiano qualunque»[1] Ferruccio Parri.

Per approfondire: Ferruccio Parri raccontato dallo storico e scrittore Carlo Greppi

L’anomalia Parri: tra riscossa e compromesso morale

Importante comandante del Clnai ma figura tanto nuova quanto modesta al gioco dei partiti apertosi nel Comitato di Liberazione, Ferruccio Parri tra il 21 giugno ed il 10 dicembre 1945 guida il primo ed unico governo del Partito d’Azione, in cui trovano posto tutti i capi partigiani:

  • vicepresidenti sono Manlio Brosio (Pli) – dal 1964 al 1971 Segretario generale della Nato – e Pietro Nenni (Psiup), nominato anche Commissario per le sanzioni contro il fascismo
  • ministro dell’Interno, ad interim, è lo stesso Parri
  • Alcide De Gasperi è ministro degli Esteri
  • Palmiro Togliatti è ministro della Giustizia

Il nuovo esecutivo vara un piano economico ad ampio spettro, con misure in favore delle piccole e medie imprese in un contesto che ricorre ancora con forza alla borsa nera; crea nuovi ministeri (Ricostruzione, Assistenza postbellica, Alimentazione) e prova per la prima volta a combattere le mafie nell’Italia meridionale e soprattutto in Sicilia, dove cosa nostra – che ha permesso lo sbarco Alleato in Italia (10 luglio 1943) – si pone alla guida del movimento separatista e, attraverso la strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947), entra a pieno titolo nel progetto anticomunista della strategia della tensione.

Sul piano internazionale, il peso e le colpe del recentissimo passato fascista porta l’Italia a non essere invitata a partecipare alla Conferenza di San Francisco (25 aprile-26 giugno 1945) dove vengono formate le Nazioni Unite né alla Conferenza di Postdam (17 luglio-2 agosto 1945), che decide l e nuove frontiere dell’Europa liberate e, per un’Italia che dunque non ha voce in capitolo, il futuro di Trieste e dell’Istria.

Squadre speciale Ugo

Nella storiografia ufficiale Ferruccio Parri è descritto come un politico ingenuo, che si ritrova a guidare il Paese quasi per caso, in qualità di presidente “tappabuchi”, per l’impossibilità di affidare l’incarico ad un politico più esperto, come appunto De Gasperi, Giueppe Pella o Mario Scelba – futuri presidenti del Consiglio – potrebbe essere.
Dagli studi di Florinda Aragona emerge una figura tutt’altro che ingenua e, anzi, talmente consapevole del suo ruolo da istituire un servizio informazioni alle dirette dipendenze della presidente del Consiglio guidato e guidato dall’ex agente esterno dell’Ovra Luca Osteria, quel “dottor Ugo Modesti” – da cui il gruppo prende nome come “Squadra Ugo” – che Parri conosce per la comune prigionia sotto i nazisti, tra gennaio e marzo 1945. Alla squadra è affidato

un monitoraggio continuo continuo e approfondito delle attività dei partiti sul territorio, soprattutto dei partiti appartenenti alla coalizione governativa[…]molte relazioni sono interamente dedicate alle iniziative e alle decisioni dei partiti che si ponevano a sinistra nel panorama politico italiano, perché erano state le più attive durante la Resistenza e perché avevano un peso notevole all’interno del governo[2]

Dal fascio allo scudo crociato: l’Italia è Paese di regimi?

Nato debole, il governo Parri viene ostacolato fin dal primo giorno. Con il collante del contrasto alla minaccia fascista ormai alle spalle, l’unità del movimento partigiano si frantuma, sostituito ormai dalla dialettica del partitismo repubblicano. Politica e giornali – megafoni dei grandi centri di potere più conservatori – attaccano l’esecutivo accusandolo di portare avanti un programma particolarmente orientato a sinistra, che sarà osteggiato anche da una parte della classe politica ideologicamente più affine.

Così, con le dimissioni dei ministri liberali e democristiani ed il mancato appoggio di comunisti e socialisti, il 24 novembre 1945 termina l’esperienza di Ferruccio Parri alla Presidenza del Consiglio. Il Partito d’Azione non ha la forza per guidare il governo da solo e a 5 mesi dal suo insediamento è costretto a rocambolesche dimissioni.
Il vecchio comandante partigiano “Maurizio” non ci sta e indice una infuocata conferenza stampa, in cui denuncerà un colpo di Stato contro il suo governo.

c’era una cosa che l’Italia non poteva tollerare: il ritorno del fascismo. Dissi che la crisi provocata dai liberali era una porta aperta a questo ritorno. Sentivo che era in corso un movimento di riflusso, che l’Italia del Ventennio, sconfitta dalla Resistenza, mirava a una rivincita e che si sarebbe servita della crisi per ottenerla. Non dissi che democristiani e liberali si facevano complici del fascismo, ma lo lasciai intendere

Accuse che il comandante “Maurizio” ribadisce nel 1972, in una intervista rilasciata a Corrado Stajano per il quotidiano “Il Giorno”, nella quale denuncerà come una «scrematura epurazionale insufficiente» che «non è penetrata in profondità» e «ha tolto solo di mezzo qualcuno dei più violenti» serva all’epoca alla Democrazia Cristiana per governare il Paese.

Non sarà però il fascismo a guidare l’Italia che si fa Repubblica con il referendum del 1946. a sostituire Parri al Viminale – all’epoca sede del governo – è Alcide De Gasperi: inizia così la lunga fase del Potere della Democrazia Cristiana che guiderà l’Italia fino agli inizi degli anni ‘90. per alcuni – emblematica la richiesta di imbastire un processo penale firmata da Pier Paolo Pasolini – quello dello scudo crociato sarà un secondo regime, successivo a quello del fascio. Un regime dalla chiara impronta anticomunista controllato dall’alto dal Gladio atlantico, come scoprirà pochi decenni dopo Aldo Moro.

[10 di 10 – Fine]
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Note

  1. Alessandro Galante Garrone, Messaggio in AA.VV., Il governo Parri. Atti autografi del Convegno, Torino, Centro studi Piero Gobetti, p.4
  2. Florinda Aragona, Ferruccio Parri. Dall’interventismo alla Terza forza, Milano, Franco Angeli, 2014

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