• Davide Cervia, ritagli di giornale

    Davide Cervia

    Chi ha rapito Davide Cervia? Chi ha ottenuto, con la violenza, le competenze di un uomo che, a 30 anni, è considerato il massimo esperto europeo di guerra elettronica? Perché, dal 1990 ad oggi, lo Stato italiano non si è attivato per riportarlo a casa – dove lascia una moglie e due figli – né ha mai fatto chiarezza dell’accaduto, lasciando che ancora oggi nel “caso Cervia” si possa parlare solo di ipotesi di Verità?

  • uranio impoverito, Difesa nega l'utilizzo

    Uranio impoverito, se lo Stato italiano fa guerra ai suoi stessi militari (Serie: #UnredactedFiles)

    366 morti e oltre 7.500 malati in circa 20 anni[1]: morire di uranio impoverito perché gestito senza le dovute precauzioni. È una parte, oggi di dominio pubblico ma poco reclamizzata, delle missioni militari italiane in Bosnia, Kosovo e Iraq. Missioni in cui mentre ai soldati statunitensi vengono fornite tute contro attacchi nucleari, batteriologici e chimici (“Nbc”, in gergo), le direttive per il contingente italiano si concentrano sul lavarsi spesso le mani. D’altronde nel 1999 è la stessa Nato a dichiarare che l’uranio impoverito ha un livello di radioattività «non superiore a quello di un orologio»[2]. Le morti, le denunce, i dati raccolti in questi anni raccontano una storia decisamente diversa.…

  • Armi d’Italia (3) – tra guerre e repressione, geopolitica dell’ItaliaComplice

    Armi d’Italia (3) – tra guerre e repressione, geopolitica dell’#ItaliaComplice

    -53,78%: è la diminuzione percentuale delle “Autorizzazioni per movimentazioni di materiali di armamento” concesse per l’esportazione di armi italiane tra il 2017 e il 2018, anno in cui la vendita all’estero di armi italiane frutta 5,246 miliardi di euro. 497 milioni investiti nello stesso periodo dall’Italia per l’importazione di armi (+65,70% rispetto al 2017). Come nel 2017, il 57,5% delle esportazioni è andato a Paesi non appartenenti all’Unione Europea né alla Nato, soprattutto verso Paesi del Medio Oriente o del Nord Africa (l’area Mena, 48,27%), seguita proprio dal blocco Ue/Nato (23,01%), dal forte incremento della richiesta dell’Asia – che passa dal 4,68% del 2017 al 21,58% del 2018 – e…

  • Armi d’Italia (2) – il futuro italiano in mano alla Difesa?

    Ogni giorno, nel 2018, l’Italia ha investito 68 milioni di euro in spese militari (25 miliardi totali) e ricavato poco più di 14,2 milioni dall’export di armi (5,2 miliardi totali). In termini percentuali l’investimento militare è aumentato del 3% tra il 2017 ed il 2018 (+88% in dieci anni), mentre è dimezzata (-53,78%) il valore delle “Autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento” (5,246 miliardi il valore complessivo). Una diminuzione che dal punto di vista politico permette all’Italia che «ripudia la guerra» di armare tanto regimi non democratici come l’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi o la Turchia di Recep Tayyp Erdogan quanto di partecipare, con le proprie armi, ai principali conflitti…

  • Armi d’Italia (1): compendio biografico non autorizzato

    Armi d’Italia (1) – compendio biografico non autorizzato

    Produrre armi sottraendo denaro (pubblico) destinato allo sviluppo economico dell’intero sistema industriale italiano: una scelta politica strategica con cui all’industria armiera italiana[1] – composta da meno di 2.500 aziende, con meno di 100.000 addetti e un peso dello 0,8% sul Pil nazionale[2] – sono destinati i tre quarti del budget necessario allo sviluppo dell’intero sistema industriale italiano, che per le sole piccole e medie imprese (92% del totale) registra 5,3 milioni di aziende, 15 milioni di addetti e, nel 2017, un fatturato di 2.000 miliardi di euro. Una scelta che porta a spendere 500.000 euro l’ora in armamenti (2,5 milioni per le forze armate) e grazie alla quale il settore…

  • Immagine rifiuti tossici per armi

    “Rifiuti tossici x armi”, quando l’Italia diventa trafficante di Stato

    Sversare e denaro: sono i termini di un accordo criminale che per almeno vent’anni – tra gli anni Settanta e gli anni Novanta – l’Italia ha firmato con regimi non democratici, Paesi poveri o in via di sviluppo su vecchie . Accordi che investono l’Africa e l’America Latina, l’Europa dell’est e il sud Italia, in cui muoiono di cancro le popolazioni e di pallottole i giornalisti che provano a raccontare. Accordi firmati da mafie e logge massoniche, imprenditori e istituzioni. Il tutto a partire da quel “disastro di Seveso” che .

  • petrolio basilicata

    Tangentopoli petrolifera

    Danni all’ambiente, omicidi, malformazioni genetiche, traffici internazionali, tangenti e Potere: sono le parole chiave del , nato ancor prima della Repubblica italiana stessa e sviluppatosi come potere parallelo e alternativo alle istituzioni democratiche, tanto da arrivare ad un passo dal trasformare l’Italia in un giocatore indipendente dai blocchi della Guerra fredda.Una vera e propria che, dal 1924 ad oggi, ha comprato leggi e partiti, che manipola l’opinione pubblica arrivando persino ad eliminare giornalisti e cittadini scomodi tra comitati d’affari e uomini liberi, aerei esplosi in volo e omicidi mascherati sotto altre cause. È, questa, la storia dell’oligarchia petrolifera italiana, la storia di una tangentopoli petrolifera nata con l’omicidio di Giacomo…

  • Omissis – il progetto

    omissis: [dalla loc. latina cēteris rebus omĭssis ‘omesse le altre cose’. V. omesso ⁎ 1869] s.m. Inv. ● si usa, nella trascrizione, nella riproduzione o nelle copie di documenti, atti notarili e sim., per indicare l’omissione di parole o frasi tralasciate perché non necessarie o ritenute segreti di Stato | (est.) parte omessa: una relazione contenente troppi o. (Zingarelli 2017) “Omesse le altre cose“ Chi ha materialmente firmato gli accordi Stato-mafie? Quanto è durato il patto di non belligeranza con il terrorismo palestinese? Quanti colpi di Stato ci sono stati in Italia? Quanti golpe, nel mondo, hanno visto la partecipazione dell’Italia? Perché, pur dichiarandoci un Paese contrario alla guerra, l’industria…